22. Statistica inferenziale#

Nella prima parte di questo libro abbiamo visto come alcuni aspetti di un insieme di dati, come per esempio la sua posizione o la sua dispersione attorno a un valore centrale, possano essere valutati da particolari indici. Questi indici permettono di riassumere insiemi di dati anche molto grandi e di descriverli in modo succinto, mettendone in evidenza alcuni aspetti rilevanti. In linea di principio, l'insieme di dati che viene analizzato può coincidere con la popolazione, coinvolgendo quindi tutti gli individui ai quali siamo interessati. In questo caso, le informazioni estratte tramite la statistica descrittiva ci permettono di trarre conclusioni esatte sui dati osservati. Non sempre, però, è possibile operare in questo modo, come evidenziato di seguito.

  • I dati dell'intera popolazione potrebbero non essere disponibili. Se per esempio si sta conducendo un sondaggio in vista di un imminente referendum, non tutti i cittadini potrebbero essere propensi a dichiarare il proprio orientamento politico.

  • Elaborare tutta la popolazione potrebbe richiedere troppe risorse. Continuando l'esempio precedente, anche ammettendo che tutti gli elettori siano disponibili a rispondere al sondaggio, intervistarli in modo esaustivo richiederebbe verosimilmente troppo tempo per ottenere risultati utili, oltre a comportare costi probabilmente proibitivi.

  • La misurazione di un attributo potrebbe influire sull'individuo. Immaginiamo di voler vendere degli hard disk dichiarando il loro tempo medio di funzionamento: va da sé che, dopo averne misurato il tempo di vita, un hard disk non sarà più funzionante. Se si calcolasse il tempo di funzionamento su tutti i dispositivi prodotti, quindi, non ne resterebbe alcuno da vendere.

In casi come questi, è possibile estrarre un campione dalla popolazione e usarlo per ottenere una stima del valore al quale siamo interessati. Dal punto di vista logico, procedimenti di questo tipo rientrano nell’ambito della cosiddetta inferenza induttiva, che consiste nel generalizzare a un insieme più ampio di casi l’informazione ottenuta analizzando un numero limitato di casi particolari. È proprio questo meccanismo che rende possibile la scoperta di nuova conoscenza e che sostiene il progresso scientifico fondato sulla sperimentazione. L’inferenza induttiva è, in questo senso, duale rispetto all’inferenza deduttiva, tipicamente utilizzata nella dimostrazione di teoremi o nel ragionare su proprietà valide per un insieme generale e applicarle a un singolo individuo. A differenza di quanto accade con quest'ultima, però, le conclusioni alle quali si arriva tramite l'inferenza induttiva non sono certe, e in tal senso si parla di stima, intesa come approssimazione. Nel seguito, ci concentreremo su una branca della matematica che permette di formalizzare un ben specifico processo di inferenza induttiva: quello che ho delineato qui sopra[1], e che prende il nome di statistica inferenziale. In questo processo, si continua a considerare la popolazione come un insieme di individui (esattamente come nel Capitolo 7), e ci si concentra su di un loro attributo quantitativo. Il punto cardine della formalizzazione consiste nell'introdurre una variabile aleatoria che individua indirettamente la popolazione stessa, come dettagliato nella definizione seguente.

Definizione 58 (Variabile aleatoria indotta da una popolazione)

Fissata una popolazione di interesse e un attributo quantitativo che può essere individuato su ogni individuo di questa popolazione, si definisce la variabile aleatoria indotta dalla popolazione come la variabile aleatoria \(X\) il cui supporto è l'insieme dei valori possibili per l'attributo considerato, e la cui distribuzione è indotta dal campionamento di un individuo nella popolazione e dalla successiva misurazione dell'attributo.

In altre parole, osservare una specificazione \(x\) della variabile aleatoria \(X\) indotta dalla popolazione corrisponde a

  1. selezionare un individuo da quest'ultima, secondo un meccanismo che assegna a tutti gli individui la stessa probabilità di essere selezionati,

  2. misrurare l'attributo in questione su tale individuo, ottenendo \(x\) come risultato.

Esempio 127

Nel caso del sondaggio demoscopico che ho menzionato sopra, la variabile aleatoria indotta dalla popolazione è ragionevolmente distribuita all'interno della famiglia di Bernoulli, supponendo di indicare con \(1\) e \(0\), rispettivamente, il fatto di osservare un elettore favorevole o contrario al quesito posto — o viceversa. Ciò è dovuto al fatto che l'osservazione di un individuo nella popolazione ha due soli esiti possibili, e il modello di Bernoulli è concepito proprio per descrivere situazioni di questo tipo[2]. Pertanto, osservare una specificazione \(x \in \{ 0, 1 \}\) corrisponde ad aver intervistato un elettore che risulta essere favorevole quando \(x = 1\) e contrario altrimenti.

Per quanto riguarda invece il tempo di vita degli hard disk, la situazione è più complicata, perché esistono svariati modelli di distribuzione che potremmo prendere in considerazione: per essere coerenti con il fenomeno che stiamo modellando, è naturale richiedere almeno che il supporto della distribuzione contenga solo numeri non negativi[3]. Una scelta possibile, e spesso utilizzata quando si modellano tempi di durata o di attesa, è quella di considerare una distribuzione all'interno del modello esponenziale, che assegna probabilità positive a tutti i valori \(t \in \mathbb R^+\). Anche in questo caso, una specificazione \(x \in \mathbb R^+\) indica aver considerato un hard disk che ha funzionato \(x\) unità di tempo prima di rompersi.

La variabile aleatoria indotta dalla popolazione permette di formalizzare e studiare quantitativamente le caratteristiche della popolazione a partire da osservazioni campionarie, senza dover considerare direttamente la popolazione stessa, intesa come l'insieme degli individui originari. All'atto pratico, vedremo che tale insieme non viene mai considerato, perché partiremo direttamente dalla variabile aleatoria indotta. Come vedremo più avanti, questa formalizzazione non solo introduce uno schema preciso per inquadrare gli esperimenti che considereremo, ma soprattutto fornisce degli strumenti per quantificare l’incertezza associata ai risultati ottenuti, permettendo di valutare quanto le stime siano affidabili come approssimazioni di valori reali, ma ignoti.

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La dicitura «variabile aleatoria indotta dalla popolazione» è precisa, ma tende ad appesantire la trattazione. Pertanto, nei testi scientifici si adotta spesso una terminologia più chiara e concisa. In generale, io userò tendenzialmente la parafrasi «popolazione descritta da una variabile aleatoria \(X\)», o espressioni equivalenti. Può capitare però di imbattersi nell'uso ambivalente della parola «popolazione», che in alcuni casi è riferita all'insieme di individui, e in altri alla variabile aleatoria indotta. Confido di non avere fatto questo errore nel libro, salvo rari casi in cui il contesto rende chiaro a quale dei due significati mi sto riferendo. Quando la distinzione risulta sottile o rilevante dal punto di vista concettuale, confido di aver precisato esplicitamente il significato inteso.

Seguendo una notazione ampiamente diffusa, indicherò con \(X\) la variabile aleatoria che descrive la popolazione, e con \(\tau\) la quantità sconosciuta che vogliamo stimare.

Esempio 128

Nel precedente esempio del sondaggio demoscopico, una scelta ragionevole per \(\tau\) è la frazione degli elettori favorevoli (o non favorevoli) al quesito del referendum; in modo analogo, nel caso degli hard disk, \(\tau\) è un numero non negativo che rappresenta il tempo medio di vita, espresso in un'unità di misura appropriata (ad esempio ore, giorni, o numero di letture/scritture).

La statistica inferenziale rappresenta, sotto vari punti di vista, un punto di incontro tra la statistica descrittiva e il calcolo delle probabilità. Quest'ultimo considera, per esempio, molte delle proprietà studiate nella statistica descrittiva per indicare analoghe proprietà di una variabile aleatoria (o, meglio, della sua distribuzione), e non è un caso che gli indici utilizzati per descrivere queste proprietà abbiano spesso lo stesso nome. Per distinguere le quantità calcolate su dati osservati, è quindi necessario aggiungere l’aggettivo campionario. La statistica inferenziale permette di comprendere appieno questo parallelo, oltre ad approfondire alcuni concetti che ho introdotto nella statistica descrittiva soprattutto a scopo operativo e in modo informale.

Per esempio, la media campionaria indica il baricentro dei valori osservati nel campione, e dunque risulta naturale utilizzarla per valutarne la centralità. Ma perché le viene data così tanta enfasi, a discapito di altri indici di posizione? In particolare, perché utilizzarla nonostante la sua mancanza di robustezza rispetto ai valori fuori scala? Analogamente, consideriamo la definizione non pienamente intuitiva della varianza campionaria: perché la somma degli \(n\) scarti quadratici rispetto al valore centrale viene divisa per \(n - 1\) e non per \(n\), così da ottenere la media aritmetica degli scarti stessi, che sembrerebbe più sensata per valutare la dispersione? Vedremo come la statistica inferenziale permette di rispondere a queste domande, facendoci considerare da un altro punto di vista alcuni degli indici che abbiamo studiato, e chiarendone il ruolo e le proprietà nel contesto inferenziale.

Come ho già accennato, una volta che è stata definita la variabile aleatoria \(X\) che descrive la popolazione, il punto di partenza per ogni procedura di inferenza statistica è un campione, la cui definizione data nel Capitolo 7 deve essere riveduta, a fronte dell'introduzione della variabile aleatoria indotta dalla popolazione.

Definizione 59 (Campione casuale)

Data una popolazione descritta da una variabile aleatoria \(X\) e un intero \(n \in \mathbb N\), un campione casuale di grandezza (o taglia) \(n\) è una sequenza \(X_1, \dots X_n\) di variabili aleatorie i.i.d. che seguono la medesima distribuzione di \(X\).

Si dice che \(X_1, \dots, X_n\) è estratto da una popolazione descritta da \(X\). L'utilizzo di variabili aleatorie, in questo caso, può sembrare fuorviante: dopo tutto, lo scopo di estrarre un campione è quello di utilizzare i relativi valori numerici per ottenere una stima. Dunque, perché modellare il campione come una collezione di variabili aleatorie e non direttamente come una sequenza di numeri? La risposta a questa domanda è legata al fatto che, in questo modo, possiamo considerare il campione da due diversi punti di vista:

  1. quello che osserva la realizzazione \(x_1 , \dots, x_n\), cioè ciò che è stato effettivamente misurato, per ottenere una stima concreta di \(\tau\);

  2. quello che considera il processo che ha portato all'ottenimento del campione — il quale, se ripetuto, può generare dei valori campionari differenti.

L'uso delle variabili aleatorie consente di modellare l'incertezza insita nel secondo punto e di studiare le proprietà delle stime indipendentemente dai valori effettivamente osservati.

Questo capitolo descrive in modo succinto le due principali branche della statistica inferenziale: quella parametrica, che introduce due modalità di stima distinte — puntuale e per intervalli —, e quella non parametrica. Entrambe sono brevemente descritte nei paragrafi che seguono.

22.1. La statistica inferenziale parametrica#

Nella statistica inferenziale parametrica, la distribuzione della variabile aleatoria \(X\) che descrive la popolazione si suppone nota, a meno di uno o più parametri, e la quantità \(\tau\) che vogliamo stimare dipende da questi parametri.

Esempio 129

Riprendiamo l’Esempio 127, nel quale erano indicate soltanto le famiglie delle distribuzioni per le popolazioni considerate: Bernoulli per il sondaggio ed esponenziale per il tempo di vita. Se inquadriamo ora i due problemi nell'ambito della statistica inferenziale parametrica, avremo rispettivamente \(X \sim \mathrm B(p)\) e \(X \sim \mathrm E(\lambda)\), con \(p \in [0, 1]\) e \(\lambda \in \mathbb R^+\) ignoti.

Consideriamo ora l’Esempio 128: nel primo caso, la quantità da stimare coincide con il parametro ignoto, ossia \(\tau = p\), mentre nel secondo caso vale \(\tau = 1 / \lambda\): la quantità da stimare dipende quindi dal parametro ignoto, ma non coincide con esso.

La stima può essere effettuata secondo due approcci principali, brevemente descritti di seguito e approfonditi rispettivamente nel Capitolo 23 e nel Capitolo 24.

  • Il modo più semplice consiste nel fornire una stima puntuale, ossia un singolo valore numerico \(\hat\tau\), calcolato a partire dal campione estratto e che si suppone non si discosti eccessivamente da \(\tau\).

  • Un approccio alternativo consiste nell'indicare una stima per intervalli, nella quale l'approssimazione è fornita sempre partendo dal campione, ma specificando congiuntamente un intervallo fiduciario e un livello fiduciario. Il primo è un intervallo di valori reali, mentre il secondo è un valore in \((0, 1)\), che indica quanto sia affidabile affermare che l’intervallo contenga \(\tau\).

Esempio 130

Con riferimento all’Esempio 128, ogni valore \(\hat\tau \in [0, 1]\) rappresenta una stima puntuale formalmente possibile per la percentuale di elettori, così come un qualsiasi valore in \(\mathbb R^+\) lo è per il tempo di vita degli hard disk.

Considerando invece l'ambito della stima per intervalli, e focalizzandoci solamente sul secondo caso considerato, \([3, 7]\) potrebbe rappresentare un intervallo fiduciario di livello \(0.95\), così come potrebbe rappresentarlo \([2.4, 9.1]\), supponendo di misurare il tempo in anni.

L'esempio precedente suggerisce un fatto fondamentale: il valore \(\hat\tau\) di una stima puntuale non garantisce, di per sé, alcun livello sulla bontà dell'approssimazione fornita per \(\tau\). Vale la pena aggiungere un'ulteriore considerazione. Anche qualora venga garantita la qualità della procedura utilizzata per stimare \(\tau\) — per esempio mediante alcuni dei criteri che vedremo nel prossimo capitolo — non esiste un valore giusto in senso assoluto per la stima puntuale fornita. Questo deriva dal fatto che \(\hat\tau\) è il valore restituito da una statistica che dipende dal campione estratto. Perciò, a ogni campione estraibile dalla popolazione fissata corrisponderà una stima potenzialmente diversa. In altre parole, con alcune eccezioni trascurabili, tutte le stime puntuali contengono un errore intrinseco dovuto al campionamento.

Considerazioni analoghe valgono per le stime per intervalli, sebbene la natura più complessa di un intervallo fiduciario veicoli anche informazioni indirette sulla bontà della stima. Intuitivamente, più l'intervallo è ampio, meno precisa sarà la stima. Inoltre, indipendentemente dall'ampiezza, un livello fiduciario più elevato indica una stima più affidabile. Tuttavia, come già accennato, il ruolo del livello fiduciario va compreso attentamente: infatti, come vedremo in dettaglio nel Paragrafo 24.1, il suo valore non indica la probabilità che \(\tau\) sia contenuto nell'intervallo, ma la probabilità che la procedura di stima produca un intervallo che effettivamente contenga \(\tau\).

22.2. La statistica inferenziale non parametrica#

Infine, vale la pena sottolineare che la statistica inferenziale può essere declinata anche in senso non parametrico. Questo approccio è utile quando l'incertezza non riguarda solo uno o più parametri, ma è l'intera distribuzione della popolazione a essere sconosciuta. Tuttavia, un'analisi dettagliata di questo argomento esula dalla trattazione di questo libro. Nel Capitolo 25 mi limiterò a introdurre alcuni aspetti di base di questa branca, collegandoli ad alcuni concetti collegati che ho già trattato nella parte sulla statistica descrittiva.