23.1. Il problema della stima parametrica#

23.1.1. La popolazione#

La parte di questo libro dedicata alla statistica descrittiva ha introdotto il concetto di popolazione definendolo come un insieme di individui, ognuno rappresentato dall'esito delle misurazioni di uno o più attributi. Quando si introduce la statistica inferenziale, il punto di partenza è lo stesso (un insieme di individui), ma per semplificare la trattazione ci si concentra su di un unico attributo \(\mathcal A\). In questo modo è possibile identificare ogni individuo con il valore che si ottiene misurando l'attributo \(\mathcal A\), e le variabili aleatorie emergono come strumento ideale per modellare questo processo.

In modo più preciso, e nella sua accezione più semplice, la statistica inferenziale considera uno spazio di probabilità \((\Omega, \mathsf A, \mathrm P)\) nel quale \(\Omega\) rappresenta l'insieme degli individui e \(\mathrm P\) è la funzione di probabilità che corrisponde a selezionare gli individui in modo uniforme da \(\Omega\). Infine, si introduce una variabile aleatoria \(X\) che formalizza la misurazione di \(\mathcal A\) (in altre parole, \(X\) è definita da una funzione che ha come codominio l'insieme dei valori di \(\mathcal A\)).

Osservare una specificazione di \(X\) equivale dunque a estrarre a caso un elemento della popolazione e misurare su di esso il valore dell'attributo al quale siamo interessati. Per evitare di appesantire la nomenclatura, si preferisce fare un abuso di linguaggio e riferire il termine popolazione non agli individui, bensì direttamente alle misurazioni dell'attributo \(\mathcal A\). In tal senso, si identifica la variabile aleatoria \(X\) direttamente con la popolazione.

Come indicato nell'introduzione, la statistica inferenziale parametrica si basa sul fatto di conoscere la distribuzione della popolazione, a meno di uno o più parametri. Più precisamente, considereremo una famiglia di distribuzioni di probabilità, come introdotto nel Paragrafo 19.10, e nell'ottica di semplificare il problema che stiamo studiando, questa famiglia sarà caratterizzata da uno e un solo parametro. La distribuzione della popolazione apparterrà a questa famiglia, e individuare il corrispondente valore del parametro, che considereremo ignoto, equivarrà a individuare completamente la distribuzione. Grazie alla formalizzazione introdotta, diventa relativamente semplice definire in modo formale una popolazione.

Definizione 60 (Popolazione)

Sia \(\mathcal F = \{F_\theta, \theta \in \Theta \subseteq \mathbb R \}\) una famiglia di distribuzioni di probabilità indicizzata rispetto a un parametro. In un problema di statistica inferenziale parametrica, la popolazione è definita come una variabile aleatoria univariata \(X\), la cui distribuzione appartiene a \(\mathcal F\).

Nomenclatura

Quando si vuole modellare in modo generale il problema della statistica inferenziale parametrica puntuale, in letteratura si utilizzano i simboli \(X\) e \(\theta\) per indicare, rispettivamente, la popolazione e il parametro ignoto. C'è invece meno uniformità quando si tratta di denotare formalmente la distribuzione della popolazione. A questo scopo, io ho scelto di usare la notazione \(X \sim F_\theta\), evidenziando così il parametro ignoto.

È importante sottolineare che le definizioni date in questo paragrafo e in quelli che seguono, così come la notazione introdotta, hanno lo scopo di formalizzare i concetti chiave del problema che stiamo studiando. Ogni volta che affronteremo un'istanza specifica di questo problema, i simboli come \(\theta\) e \(F_\theta\) verranno sostituiti opportunamente.

Esempio 131

Supponiamo che la popolazione considerata coinvolga tutti i supereroi, che l'osservazione di un suo individuo corrisponda a valutare l'attributo che descrive l'editore, e che il risultato della misurazione sia \(1\) nel caso di un supereroe Marvel e \(0\) altirmenti. Se assumiamo di non conoscere quale sia la frazione dei supereroi Marvel rispetto al totale, allora possiamo dire che la popolazione ha una distribuzione di Bernoulli di parametro \(p\), fissato ma sconosciuto. Dunque, in termini della modellazione appena introdotta:

  • il parametro ignoto \(\theta\) si può indicare in modo più adeguato usando \(p\), e i suoi valori possibili appartengono all'insieme \(\Theta = [0, 1]\);

  • la popolazione è descritta da una variabile aleatoria \(X \sim \mathrm B(p)\), la cui distribuzione appartiene alla famiglia \(\mathcal F = \{ F_p, p \in [0, 1] \}\), dove \(F_p\) indica la funzione di ripartizione della distribuzione di Bernoulli di parametro \(p\).

È importante notare che è possibile fare riferimento a distribuzioni per la popolazione che dipendono da più parametri, dei quali solo uno è ignoto, come illustrato nell'esempio che segue.

Esempio 132

Come nell'Esempio 131, consideriamo tutti i supereroi, ma in questo caso concentriamoci sull'attributo relativo all'altezza, misurata in centimetri. Supponiamo che la popolazione sia descritta da una distribuzione normale il cui valore atteso è ignoto e la cui deviazione standard è pari a \(2\, \mathrm{cm}\). In questo caso avremo \(X \sim \mathrm N(\mu, 2)\), e pertanto

  • è più descrittivo utilizzare \(\mu\) (rispetto a \(\theta\)) come simbolo per descrivere il parametro ignoto, e \(\Theta = \mathbb R^+\) (in generale, il valore atteso di una distribuzione normale può essere qualsiasi numero reale, ma nel caso specifico che stiamo considerando \(\mu\) descrive l'altezza, che è una quantità sempre positiva);

  • la famiglia di distribuzioni che stiamo considerando è \(\mathcal F = \{ F_\mu, \mu \in \mathbb R^+ \}\), dove \(F_\mu\) indica la funzione di ripartizione della distribuzione normale di valore atteso \(\mu\) e deviazione standard uguale a 2.

La formalizzazione finora introdotta permette di definire in modo preciso il concetto di popolazione, al prezzo di una certa complessità nella notazione e, più in generale, imponendo un certo grado di verbosità nella descrizione dei problemi. Quando il contesto lo permette, la terminologia utilizzata si può però semplificare: nell'Esempio 131 si può dire che la popolazione \(X\) ha una distribuzione di Bernoulli il cui parametro \(p\) è ignoto; analogamente, la popolazione dell'Esempio 132 si può descrivere più semplicemente dicendo che la sua distribuzione è normale, con valore atteso ignoto e deviazione standard uguale a \(2\).

L'uso di una variabile aleatoria per modellare la popolazione è intuitivamente legato al fatto che l'estrazione di un campione si lega in modo naturale all'osservazione della variabile aleatoria stessa, come dettagliato nel paragrafo seguente.

23.1.2. Il campione#

La modellizzazione del concetto di campione all'interno della statistica inferenziale è un argomento delicato: da un lato, come informalmente indicato alla fine del paragrafo precedente, è naturale pensare a un campione come a un insieme \(\{ x_1, \dots, x_n \}\) di osservazioni della popolazione \(X\). Questa definizione avrebbe l'innegabile vantaggio di essere molto simile a quella vista nella parte sulla statistica descrittiva. Bisogna però tener conto di un aspetto importante: consideriamo per esempio il codice che segue, che sfrutta il metodo DataFrame.sample per estrarre dal dataset dei supereroi dieci diversi possibili campioni, ognuno di \(n = 6\) elementi, separatamente per le due popolazioni descritte nell'Esempio 131 e nell'Esempio 132 e considerando solamente le supereroine.

import pandas as pd

heroes = pd.read_csv('data/heroes.csv')

def get_sample(dataset, attribute, n):
    return dataset[attribute].dropna().sample(n)

def show_sample(sample, conversion=str):
    return '{' + ', '.join(map(conversion, sample)) + '}'

n = 6
num_samples = 10

height_samples = [get_sample(heroes, 'height', n) for _ in range(num_samples)]
publisher_samples = [get_sample(heroes, 'creator', n)
                     for _ in range(num_samples)]

publisher_conversion = lambda s: '1' if s == 'Marvel Comics' else '0'

show_publisher_smaple = lambda s: show_sample(s,
                                              conversion=publisher_conversion)
pd.DataFrame({'Altezza': map(show_sample, height_samples),
              'Editore': map(show_publisher_smaple,
                             publisher_samples)})

I risultati ottenuti mettono in evidenza una differenza molto importante tra la statistica descrittiva e quella inferenziale. Nella prima, il campione viene inteso come una sequenza di numeri fornita a priori. Nella seconda, d'altro canto, una volta che il numero di elementi è stato fissato, i campioni che è possibile osservare sono di solito sensibilmente diversi l'uno dall'altro, e quindi anche le conclusioni che se ne possono ricavare saranno differenti da un punto di vista numerico. Risulta però desiderabile valutare la bontà di queste conclusioni indipendentemente dal particolare campione che è stato osservato. Ipotizziamo, come è naturale pensare, che il nostro scopo sia quello di fornire un'approssimazione per il valore del parametro sconosciuto \(\theta\) (ma vedremo nel Paragrafo 23.1.4 che questo è solo uno dei possibili obiettivi da perseguire). Chiaramente, saremo interessati a fornire un'approssimazione numerica per \(\theta\), ma vorremo anche poter dire qualcosa, indipendentemente dal particolare campione che abbiamo osservato, sulla bontà di questa approssimazione, fornendo per esempio un'indicazione di quanto essa sia accurata. È per questo motivo che, nell'ambito della statistca inferenziale, il concetto di campione viene formalizzato utilizzando una successione di variabili aleatorie, come nella definizione seguente.

Definizione 61

Data una popolazione descritta da una variabile aleatoria \(X\) e un numero intero \(n \in \mathbb N\), si definisce un campione aleatorio di dimensione \(n\) come una sequenza \(X_1, \dots, X_n\) di \(n\) variabili aleatorie i.i.d., la cui distribuzione coincide con quella di \(X\). Ognuna delle \(n\) variabili aleatorie è detta elemento del campione.

Identificare ogni elemento del campione con una variabile aleatoria modella in modo naturale il processo di campionamento: abbandonando per un attimo l'abuso di linguaggio che ho inizialmente introdotto, osservare una specificazione \(x_i\) di un generico elemento \(X_i\) equivale a selezionare casualmente un individuo della popolazione e misurarne il valore di un attributo. All'atto pratico, a seconda dei casi descriveremo un campione in due modi diversi:

  • quando vorremo fare riferimento a uno specifico campione estratto, per esempio perché vogliamo ottenere un'approssimazione numerica di \(\theta\), lo descriveremo come una sequenza \(x_1, \dots, x_n\) di specificazioni della variabile aleatoria \(X\) che descrive la popolazione;

  • quando vorremo studiare le proprietà delle conclusioni alle quali arriviamo, per esempio nel valutare la bontà dell'approssimazione numerica del punto precedente, utilizzeremo una sequenza \(X_1, \dots, X_n\) di variabili aleatorie.

La Definizione 61 impone tre requisiti alle variabili aleatorie utilizzate per desrivere un campione: queste variabili devono

  • essere tra loro indipendenti,

  • avere un'identica distribuzione,

  • avere la stessa distribuzione della variabile aleatoria che descrive la popolazione.

Questi requisiti hanno un ruolo fondamentale nelle dimostrazioni dei teoremi legati alla statistica inferenziale, ma è facile convincersi della loro importanza anche ragionando in modo informale. L'indipendenza tra gli elementi del campione garantisce che questo sia il più possibile rappresentativo della distribuzione dalla quale è stato estratto: i risultati dell'inferenza sarebbero verosimilmente falsati nel caso in cui due o più elementi del campione fossero in qualche modo dipendenti tra loro. Se per esempio lo scopo fosse quello di valutare l'efficacia di un farmaco nel ridurre il tasso di colesterolo nel sangue, sarebbe scorretto considerare, tra le altre, più misurazioni del colesterolo fatte a uno stesso individuo in istanti differenti. Infatti, se questo individuo fosse stato molto più ricettivo al farmaco rispetto alle altre persone considerate, e il farmaco avesse avuto un effetto duraturo, è ragionevole immaginare che tutte le misurazioni effettuate sull'individuo sarebbero sensibilmente più basse rispetto alle altre, e dunque si introdurrebbe una distorsione nei risultati dello studio. D'atra parte, la richiesta che tutte le variabili aleatorie che descrivono i singoli elementi del campione debbano avere un'identica distribuzione è ovviamente legata alla necessità di campionare sempre la medesima popolazione: se lo studio precedente fosse focalizzato sull'effetto congiunto del farmaco e di un particolare stile di vita, non avrebbe senso includere nel campione tutti i pazienti e le pazienti di un ospedale che hanno usufruito di quel farmaco in un dato periodo, perché solo una parte di questi pazienti condurrebbe verosimilmente lo stile di vita considerato. Infine, la distribuzione comune di tutte le variabili che definiscono il campione deve ovviamente essere la stessa che descrive la popolazione: se il campionamento consistesse nel selezionare a caso le persone che frequentano un edificio e domandare loro di valutare l'efficacia dei lavori di manutenzione, sarebbe errato posizionarsi all'ultimo piano e intervistare le prime cento persone che escono dall'ascensore dopo le 8:30, perché tutte queste persone non descrivono la popolazione alla quale siamo interessati, bensì una precisa sotto-popolazione: quella delle persone che frequentano un piano dell'edificio al mattino presto. Anche in questo caso, vi è un concreto rischio che i risultati dello studio siano falsati, perché per esempio vi sono delle falle nel sistema di manutenzione che coinvolgono piani diversi dall'ultimo, o che si verificano durante le ore più calde della giornata.

23.1.3. Oggetto della stima#

Come specificato nella Definizione 60, la distribuzione della popolazione è nota a meno del valore di un parametro \(\theta \in \Theta\). La quantità \(\tau\) che si vuole stimare coincide a volte con il parametro ignoto. In questi casi avremo dunque \(\tau = \theta\), ma più semplicemente useremo fin da subito \(\theta\) (o, meglio, un simbolo specifico) per denotare la quantità che siamo interessati ad approssimare. Nei casi rimanenti, quello che si vuole stimare è una quantità che dipende dal parametro ignoto, che sarà necessariamente anch'essa sconosciuta, ed è opportuno modificare leggermente la notazione introdotta per esplicitare questa dipendenza. In generale, scriverò \(\tau(\theta)\) per denotare la quantità ignota, adattando questa formalizzazione ai singoli esempi specifici, utilizzando i simboli in essi adottati.

Esempio 133

Concentriamoci sulla popolazione dei professionisti in una fissata categoria che operano in una certa regione, e supponiamo di essere interessati a stimare il loro reddito medio. Se questa popolazione è descritta da una variabile aleatoria \(X\) con distribuzione normale il cui valore atteso \(\mu\) è ignoto e la cui deviazione standard è fissata, allora il parametro ignoto e la quantità da stimare coincidono, e potremo dire direttamente che siamo interessati a stimare \(\mu\). Potremmo essere molto pedanti, e scrivere che vogliamo approssimare la quantità \(\tau = \mu\), ma complicheremmo inutilmente la nostra descrizione del problema.

Se la stessa popolazione \(X\) fosse invece distribuita secondo una legge esponenziale di parametro ignoto \(\lambda\), ricordando che \(\mathbb E(X) = \frac{1}{\lambda}\), la quantità da stimare dipenderebbe dal parametro ignoto, ma non sarebbe uguale a quest'ultimo. Diremo quindi che ciò che vogliamo stimare è \(\frac{1}{\lambda}\). Anche in questo caso, potremmo seguire alla lettera la notazione introdotta, e fare riferimento a \(\tau(\lambda) = \frac{1}{\lambda}\), o addirittura scrivere \(\theta = \lambda\) e \(\tau(\theta) = \tau(\lambda) = \frac{1}{\lambda}\). Ma introdurremmo, anche più marcatamente rispetto al caso precedente, delle complicazioni inutili.

23.1.4. Stimatori e stime#

Nei problemi di stima puntuale, il campione estratto dalla popolazione viene utilizzato per ricavare un'approssimazione per la quantità ignota che si è interessati a valutare. Questo viene fatto usando il campione come argomento di una funzione, detta statistica.

Definizione 62

Una statistica è una funzione \(t\) a valori reali i cui argomenti sono gli elementi di un campione, e che non dipende da alcun parametro ignoto.

Formalizzare il concetto di statistica introdotto nella precedente definizione richiede un po' di attenzione, perché la definizione di una funzione richiede di fissare il relativo numero di argomenti, mentre un campione può avere un generico numero di elementi. Sebbene nella Definizione 61 un campione di dimensione \(n \in \mathbb N\) sia stato introdotto come una sequenza \(X_1, \dots, X_n\) di variabili aleatorie, concentriamoci inizialmente sulle specificazioni \(x_1, \dots, x_n\) di queste variabili aleatorie. Fissato il valore di \(n\), la definizione precedente ci dice che una generica funzione \(t: \mathbb R^n \to \mathbb R\) che non dipende da alcun parametro ignoto è una statistica. L'esempio che segue mostra però che, in generale, le statistiche che considereremo sono in un certo senso indipendenti dalla taglia del campione che elaborano.

Esempio 134

Fondamentalmente, tutti gli indici che abbiamo visto nella parte sulla statistica descrittiva vengono calcolati utilizzando una statistica. Pertanto, fissato \(n \in \mathbb N\), sono esempi di statistica la media campionaria, definita da

(23.1)#\[t(x_1, \dots, x_n) = \frac{1}{n} \sum_{i=1}^n x_i \enspace, \]

ma anche la la varianza campionaria e la deviazione standard campionaria, per le quali la funzione \(t\) è definita in modo analogo, e così via.

Emerge chiaramente da (23.1) che la definizione analitica della media campionaria è fondamentalmente indipendente dal particolare valore di \(n\), ed è possibile commutare l'ordine degli argomenti senza che cambi il valore restituito dalla statistica. Questa situazione si verificherà sempre nei casi che considereremo, come d'altronde è ragionevole aspettarsi: nei problemi che analizzeremo, la scelta della statistica non dovrebbe dipendere dal particolare ordine nel quale sono stati osservati gli elementi del campione. Pertanto, risulta possibile formalizzare il concetto di statistica tramite una famiglia di funzioni, indicizzata rispetto al relativo numero di argomenti. Ove opportuno, espliciterò questo indice indicando \(n\) come pedice nel nome della funzione. Per esempio, la media campionaria può essere collegata alla famiglia \(\{ t_n: \mathbb R^n \to \mathbb R \}\), dove ogni \(t_n\) è definita esattamente come in (23.1).

La Definizione 62 richiede esplicitamente che la funzione alla base di una statistica non dipenda da alcun parametro ignoto. In questo caso, il termine parametro si riferisce a eventuali argomenti il cui valore non è conosciuto, includendo ovviamente il parametro sconosciuto per la distribuzione di una popolazione. Questo requisito richiede essenzialmente che una statistica dipenda solamente da un campione e che, quando quest'ultimo viene specificato, il valore della statistica sia calcolabile e sia un numero reale. In altre parole, ragionando in termini informatici una statistica è un algoritmo che accetta come argomenti tutti e soli gli elementi di un campione e che restituisce come valore un numero reale. Questo aspetto è cruciale quando questo valore viene utilizzato per approssimare la quantità ignota \(\tau(\theta)\) alla base del problema di stima puntuale che si sta affrontando. Si dice, in questo caso, che la statistica \(t\) è uno stimatore per \(\tau(\theta)\), e che il valore \(\hat\tau = t (x_1, \dots, x_n)\) da essa calcolato è una stima per la quantità ignota. Idealmente, \(\hat\tau\) e \(\tau(\theta)\) non sono troppo diversi tra loro, al punto che ci si può spingere a dire che sono approssimativamente uguali, scrivendo \(\hat\tau \approx \tau(\theta)\).

Abbandoniamo ora la semplificazione che abbiamo introdotto e ripetiamo il ragionamento precedente considerando, correttamente, il campione come una sequenza \(X_1, \dots, X_n\) di variabili aleatorie. È facile rendersi conto che nulla cambia nella definizione e nel significato di una statistica, intesa come funzione o algoritmo. Quello che cambia è che adesso gli argomenti di questa funzione sono delle variabili aleatorie, e dunque anche il valore restituito è una variabile aleatoria \(t(X_1, \dots, X_n)\). Qualora il campione sia chiaro dal contesto, per semplificare la notazione e i conti introdurrò una variabile aleatoria specifica \(T\) per modellare direttamente il valore restituito dalla statistica. Analogamente a quanto esposto sopra, a volte sostituirò a \(T\) un simbolo legato allo specifico caso trattato, e ove opportuno aggiungerò un pedice per evidenziare la dipendenza implicita della statistica rispetto alla dimensione del campione.

Esempio 135

Riprendendo l'Esempio 134, il valore della media campionaria sarà descritto dalla variabile aleatoria

\[\overline X = \frac{1}{n} \sum_{i=1}^n X_i \enspace,\]

e vedremo nel Paragrafo 23.2 che questa statistica viene tipicamente utilizzata come stimatore per il valore atteso di una popolazione, o alternativamente che la sua generica specificazione \(\overline x\) rappresenta una stima per la medesima quantità.

La definizione di una statistica in termini di una variabile aleatoria modella il fatto che ogni volta che si estrae dalla popolazione un campione di dimensione fissata, quest'ultimo contiene valori potenzialmente differenti, e quindi anche la statistica può assumere un insieme di differenti valori. Riprendendo l'esempio fatto all'inizio del Paragrafo 23.1.2, possiamo evidenziare questo fatto considerando tutti i campioni per le altezze e calcolando per ognuno la media campionaria.

import numpy as np

print(np.array([round(np.mean(s), 2) for s in height_samples]))

Le stime ottenute dovrebbero essere tra loro diversi ma non in modo eccessivo, oscillando intorno a 185 cm, e ognuna rappresenta una possibile approssimazione per la quantità \(\mu\) che vogliamo stimare, che in questo caso rappresenta l'altezza media di tutti i supereroi nella popolazione del nostro dataset. Questo però non ci dice nulla sull'errore introdotto da queste approssimaioni. Più in generale, emergono le seguenti domande relative al comportamento degli stimatori.

  • Che strumenti abbiamo per valutare quanto è buona l'approssimazione fatta utilizzando una stima?

  • Lo stimatore da utilizzare dipende di volta in volta dal particolare caso che stiamo considerando oppure esistono degli stimatori generici che possono essere utilizzate in più di una situazione?

  • Esistono dei metodi che permettono di ricavare uno stimatore adatto per risolvere un problema di stima puntuale?

Nei prossimi paragrafi utilizzeremo la formalizzazione che abbiamo introdotto per dare una risposta a queste domande.